Direttiva 2011/95/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011 e d.lgs. 18/2014


Descrizione

La direttiva intende ampliare la precedente, risalente al 29 aprile 2004, «per ragioni di chiarezza», sottolineando la vitale importanza di implementare una politica comune all’interno dell’U.E. in materia di asilo, anche in virtù dell’incontro di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 che già richiamava tale principio. Pertanto, in essa viene fornita una definizione maggiormente esaustiva della qualifica di rifugiato, nonché del contenuto delle norme che ne regolano la protezione.

Il documento del 2004 già comprendeva l’orientamento sessuale nel novero dei «Motivi di persecuzione» (Articolo 10, comma 1/d), ma non l’identità di genere, la quale veniva citata in maniera pressoché sommaria. Nella direttiva del 2009, invece, già nei paragrafi introduttivi vengono citati, tra gli altri, l’orientamento sessuale e l’identità di genere quali fattori «correlati al timore fondato del richiedente (asilo, ndr) di subire persecuzioni». Inoltre, citando tra i motivi di persecuzione la razza, la religione, la nazionalità, l’opinione politica e l’appartenenza ad un determinato gruppo sociale, quest’ultimo viene definito in maniera circostanziata, descrivendolo quale insieme di persone che «condividono una caratteristica innata o una storia comune che non può essere mutata oppure condividono una caratteristica o una fede che è così fondamentale per l’identità e la coscienza che una persona non dovrebbe essere costretta a rinunciarvi» e che viene «percepito come diverso dalla società circostante». Fra le caratteristiche sopracitate, sono richiamati esplicitamente l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Ciò appare particolarmente importante anche alla luce della definizione dei «Familiari» del richiedente asilo, che già a partire dalla precedente Direttiva (2004/83/CE) includeva non solo il coniuge, ma anche «il suo partner non sposato, avente con questi una relazione stabile, se la normativa o la prassi dello Stato membro interessato equipara le coppie non sposate a quelle sposate nel quadro della legge sui cittadini di paesi terzi». Lo Stato italiano ha attuato tale direttiva tramite il Decreto legislativo del 21 febbraio 2014, n. 18, che vede inserire i criteri dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale nel novero della definizione di un «determinato gruppo sociale».

Estremi di pubblicazione

Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta

Tag
Diritti, Identità di genere, Identità e culture, Orientamento sessuale

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