Direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri e d. lgs. 30/2007


Descrizione

La presente direttiva, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, agisce sui diritti di libera circolazione dei cittadini europei e risulta di particolare importanza poiché riconosce esplicitamente, in qualità di familiari dei soggetti coinvolti, anche i loro partner non coniugati, ma regolarmente registrati «sulla base della legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l'unione registrata al matrimonio». Infatti, nel novero degli 'Aventi diritto', si enuncia che «lo Stato membro ospitante, conformemente alla sua legislazione nazionale, agevola l'ingresso e il soggiorno delle seguenti persone [oltre ai coniugi, ndr]: (…) b) il partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata». Non solo, ma le partnership non matrimoniali sono considerate alla stregua di un’unione coniugale nel momento in cui la coppia si separa ed uno dei due partner intende mantenere il diritto di soggiorno, in presenza di determinate condizioni. Tali considerazioni appaiono importanti soprattutto alla luce del preambolo alla direttiva, la quale, come pronunciato nel testo, «rispetta i diritti e le libertà fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. In conformità con il divieto di discriminazione contemplato nella Carta gli Stati membri dovrebbero dare attuazione alla presente direttiva senza operare tra i beneficiari della stessa alcuna discriminazione fondata su motivazioni quali sesso, razza, colore della pelle, origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione o convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, appartenenza ad una minoranza etnica, patrimonio, nascita, handicap, età o tendenze sessuali». Una premessa, peraltro presente anche nella Direttiva 2003/86/CE relativa al ricongiungimento familiare, che risulta particolarmente significativa per la vita delle persone LGBT. Lo Stato italiano ha dato attuazione alla presente direttiva tramite il Decreto legislativo del 6 febbraio 2007, n.30, nel quale comunque viene specificato, nella definizione di «familiare», che per esso si intende anche «il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro», ma soltanto «qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l'unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione dello Stato membro ospitante». Oltre a ciò, viene ribadito il rimando (/rinvio) alla legislazione nazionale per ciò che concerne l’accoglienza di ogni familiare la cui definizione non rientra nell’Art. 2, comma 1, lettera b), ovvero colui o colei che «è a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell'Unione titolare del diritto di soggiorno a titolo principale o se gravi motivi di salute impongono che il cittadino dell'Unione lo assista personalmente» ed anche «il partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell'Unione», escludendo di fatto i vincoli non regolamentati dallo Stato stesso quali le unioni non matrimoniali.

Estremi di pubblicazione

Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea L 158 del 30 aprile 2004

Tag
Diritti, Identità e culture, Migrazioni e mobilità
Tipologia di documento
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